«I primi che devono convertirsi siamo noi: sono io, vescovo di questa Chiesa e sono i nostri presbiteri»: l’omelia del vescovo Pietro al Mercoledì delle Ceneri

Omelia del Mercoledì delle Ceneri

1 marzo 2017

«Ecco ora il momento favorevole» (2 Cor 6,2)

 

 

«La Quaresima è un nuovo inizio – dice papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno – una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo sulla morte. E sempre questo tempo ci rivolge un forte invito alla conversione: il cristiano è chiamato a tornare a Dio «con tutto il cuore» (Gl 2,12), per non accontentarsi di una vita mediocre, ma crescere nell’amicizia con il Signore. Gesù è l’amico fedele che non ci abbandona mai, perché, anche quando pecchiamo, attende con pazienza il nostro ritorno a Lui e, con questa attesa, manifesta la sua volontà di perdono (cfr Omelia nella S. Messa, 8 gennaio 2016)».

Ci è data dunque la possibilità di ricominciare, di voltare pagina, di vivere un nuovo inizio. Ecco il senso di questo tempo. Proprio per questo la Quaresima nella quale entriamo oggi, con una giornata di digiuno e con l’austero rito dell’imposizione delle ceneri sul nostro capo, e con l’invito ad accogliere le medicine del digiuno, della preghiera e dell’elemosina, che la Chiesa ci consegna, è un tempo bello, un tempo fecondo, un kairòs, un tempo di grazia del Signore: «Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 6,2).

Un tempo forte, così come lo chiama la Chiesa. Forte non soltanto perché tale dovrà essere il nostro impegno di conversione, ma perché forte, in questo tempo, sarà innanzitutto l’azione della grazia, forte sarà l’invito del Signore, la chiamata di Dio e il Suo amore: «Ora parla il mio diletto e mi dice: / “Alzati, amica mia, /mia bella, e vieni! /Perché, ecco, l’inverno è passato, /è cessata la pioggia, se n’è andata; /i fiori sono apparsi nei campi, /il tempo del canto è tornato /e la voce della tortora ancora si fa sentire /nella nostra campagna. /Il fico ha messo fuori i primi frutti /e le viti fiorite spandono fragranza. /Alzati, amica mia, /mia bella, e vieni!» (Ct 2, 10-13).

Vorrei, carissimi, che sentissimo tutti il desiderio di uscire dall’inverno spirituale del nostro peccato e ognuno di noi avvertisse la nostalgia di una nuova primavera dello Spirito, voglia di rinascere e di sperimentare che c’è data la possibilità di cambiare, di compiere un cammino di libertà e di resurrezione ed accogliere con gioia il vangelo della Pasqua.

Come ormai stiamo facendo da qualche anno, questo tempo lo incominciamo con una celebrazione diocesana e, in particolare, con una convocazione dell’intero presbiterio di Ischia, che vede insieme a tutti voi, vescovo e presbiteri, raccolti in preghiera. Iniziamo insieme la Quaresima e insieme la concluderemo con la Messa crismale.

Ricevendo, nella stessa celebrazione, sul loro capo le ceneri, è come se il vescovo e i presbiteri della nostra Chiesa volessero dire, prima di tutto a loro stessi, e poi al popolo di Dio, ad essi affidato, che sono proprio loro, vescovo e presbiteri, i primi che devono convertirsi.

Sì, carissimi fratelli e sorelle, pubblicamente, con questo segno, vogliamo riconoscerlo: i primi che devono convertirsi siamo noi: sono io, vescovo di questa Chiesa e sono i nostri presbiteri. Se, infatti, ci convertiremo noi, potremo aiutare e accompagnare meglio anche voi in un cammino di vera conversione.

«Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: “Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti”» (Gl 2, 17-18).

L’invito del Signore rivolto ai sacerdoti, ascoltato nella prima lettura, a piangere e a pregare per i peccati del popolo, se da una parte chiama noi, ministri ordinati, a farci uno con la nostra gente e a sentire compassione per i nostri fratelli, dall’altra ci chiede di non ritenerci una categoria a parte e di non sentirci a posto solo perché scelti dal Signore per un ministero speciale. Dentro questo popolo ci siamo anche noi. Quando chiediamo perdono per il popolo non possiamo considerarci fuori della mischia, come se noi stessimo al di fuori. Presi fra gli uomini, siamo stati, infatti, costituiti per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, e per offrire doni e sacrifici per i peccati, non solo del popolo ma prima di tutto per i nostri, essendo anche noi rivestiti di debolezza (cfr. Eb 5,1-3).

I primi ai quali Dio deve perdonare siamo perciò proprio noi! I peccati del nostro popolo sono i nostri peccati! Ogni volta che un figlio della nostra Chiesa entra nel peccato, si allontana dal Signore, compie scelte non conformi al Vangelo e nei fatti sente di voler abbandonare la fede, oltre a pregare per lui faremmo bene a domandare al Signore perdono per noi stessi. Quel figlio ci era stato affidato. E noi che abbiamo fatto?

«A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12, 48). Queste parole di Gesù ci mettono davanti alle nostre responsabilità di pastori e chiamano tutti noi a riconoscerci tutti bisognosi di conversione.

La nostra richiesta di perdono dev’essere perciò ancora più grande perché il nostro peccato è ancora più grande.

La Quaresima è allora un tempo innanzitutto per noi.

Non accada che, presi dalle tante cose da fare, perdiamo di vista che la Quaresima è un dono per noi.

Cosa fare allora? Prendere sul serio ciò che proporremo ai nostri fratelli in questo itinerario dei 40 giorni.

Da dove incominciare? Dalla parola di Dio.

La conversione passa, infatti, sempre per l’ascolto della Parola del Signore. Lampada ai nostri passi, la Parola ci permette di capire dove andare: spada a doppio taglio, ci consente di vedere cosa c’è veramente nel nostro cuore, di conoscere noi e di conoscere Lui, il Signore: noverim me, noverim te: dice Agostino; dono di grazia che viene dall’alto, la Parola, come la pioggia e la neve, è capace di generare sempre vita nuova in noi.

La Parola è perciò un dono: dice nel Messaggio per la Quaresima papa Francesco. «Alla base di tutto c’è la Parola di Dio, che in questo tempo siamo invitati ad ascoltare e meditare con maggiore assiduità. (…) la radice dei (nostri) mali è il non prestare ascolto alla Parola di Dio; questo (ci) ha portato a non amare più Dio e quindi a disprezzare il prossimo». E aggiunge: «La Parola di Dio è una forza viva, capace di suscitare la conversione nel cuore degli uomini e di orientare nuovamente la persona a Dio. Chiudere il cuore al dono di Dio che parla ha come conseguenza il chiudere il cuore al dono del fratello».

Carissimi, invito tutta la nostra Chiesa a ritornare alla Parola e a rimetterla al centro della nostra vita e delle nostre comunità.

Così dice il Signore: così inizia oggi la I lettura. Cosa dice il Signore? È la domanda che sempre dovrebbe accompagnarci quando prendiamo parte alle nostre liturgie. È la domanda che in modo particolare siamo chiamati a farci in questo tempo di Quaresima.

Per rimettere al centro la Parola di Dio in questa Quaresima vivremo insieme l’esperienza della Lectio Divina. Chiedo a tutti voi, presbiteri e laici, di accogliere il mio invito a partecipare agli appuntamenti programmati per questo tempo e a riconoscere in essi un’opportunità per riportare il vangelo al centro della vita della nostra Chiesa.

Se ci lasceremo illuminare dalla Parola di Dio scopriremo che anche i nostri fratelli sono un dono: Anche l’altro è un dono, dice il papa. Egli, partendo dalla parabola di Lazzaro e il ricco epulone ci invita a stabilire con le persone una giusta relazione e a riconoscerne con gratitudine il valore. «Anche il povero alla porta del ricco non è un fastidioso ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita. Il primo invito che ci fa questa parabola è – dice ancora Francesco – quello di aprire la porta del nostro cuore all’altro, perché ogni persona è un dono, sia il nostro vicino sia il povero sconosciuto. La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. Ogni vita che ci viene incontro è un dono e merita accoglienza, rispetto, amore. La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole».

Ringrazio a questo proposito la Caritas diocesana per l’Operazione “Quaresima di Carità” che quest’anno vede coinvolta la nostra Chiesa nel sostenere le popolazioni della Siria e, in particolare, gli abitanti di Homs.

Carissimi, così preghiamo nel Salmo 80 (81): «Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; Israele, se tu mi ascoltassi! Non ci sia in mezzo a te un altro dio e non prostrarti a un dio straniero. Sono io il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d`Egitto; apri la tua bocca, la voglio riempire. Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce, Israele non mi ha obbedito. L`ho abbandonato alla durezza del suo cuore, che seguisse il proprio consiglio. Se il mio popolo mi ascoltasse, se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici e contro i suoi avversari porterei la mia mano. I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi e la loro sorte sarebbe segnata per sempre; li nutrirei con fiore di frumento, li sazierei con miele di roccia» (9-17).

Queste parole, se da una parte manifestano la resistenza di Israele ad accogliere gli inviti del Signore, dall’altra dicono la fiducia e, insieme, la speranza che Dio nutre che venga finalmente per il suo popolo il tempo di fidarsi e di abbandonarsi al suo amore.

Dio non smette di sognare che anche per noi venga questo tempo!

Che sia così per noi in questa Quaresima. Che sia questo il tempo per ricominciare; per metterci sul serio ad ascoltare il Signore e sperimentare così la gioia di una vita nuova, anticipo di resurrezione.

Ci accompagni in questo cammino verso la Pasqua la Vergine Maria! Intercedano per noi i santi nostri patroni: Restituta, vergine e martire e Giovan Giuseppe della Croce, al quale in questi giorni in modo speciale guardiamo e ci rivolgiamo, nell’imminenza della sua festa liturgica!

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