VIENI FUORI!

Messaggio del vescovo Pietro per la Pasqua del Signore 2017

 

“Il Signore è davvero risorto. Alleluia!”: così annuncia la Chiesa nel giorno più santo dell’anno. “È risorto, come aveva detto. Alleluia!”: così ci fa cantare la liturgia la notte della Pasqua, nella madre di tutte le veglie.

Cristo è risorto! “Beato lui!”: ricordo di aver sentito una volta da qualcuno. Come a dire: “e io che c’entro? La cosa non mi riguarda!”. Dall’altra parte quell’espressione mi sembrava che rivelasse quasi un grido d’aiuto, un’invocazione di salvezza; pareva che mi si volesse dire: “io no, io mi sento morto, non so proprio cosa sia la resurrezione”; e dunque: “come posso risorgere anche io? Come posso fare perché la mia vita io non la viva più come una condanna a morte?”.

Ma la Pasqua – avrei voluto chiedergli – è soltanto il giorno della resurrezione di Cristo? Eppure la Chiesa l’annuncia come la più grande notizia del mondo!

E allora cosa significa che Cristo è risorto?

C’è una Parola del Vangelo che, quest’anno, mi aiuta a trovare una risposta.

È una pagina del Vangelo di Giovanni. La troviamo al capitolo 11. È il brano comunemente detto della resurrezione di Lazzaro, proclamato nella Liturgia di due settimane fa.

Con la mente e con il cuore vado a quella Parola.

Quando lo ascolto, quel racconto mi coinvolge non poco. Innanzitutto mi appassiona sempre tanto sapere che Gesù pianse alla vista del sepolcro di Lazzaro. E non soltanto perché quel pianto ce lo rivela fino in fondo uomo, esperto di umanità, capace di manifestare i suoi sentimenti tanto da far dire ai presenti «guarda come lo amava!», ma perché in Gesù che «scoppiò in pianto» – sì, perché il testo dice che Gesù pianse a dirotto – vedo la compassione stessa di Dio per ogni uomo, il dolore del Padre per ogni figlio perso e, insieme, la sua volontà di non arrendersi di fronte alla fine e alla morte di ogni uomo e, dunque, la decisione, ferma e convinta, di fare qualcosa per lui; costi quel che costi!

Gesù piange dopo aver chiesto: «Dove l’avete posto?».

«Dove l’avete posto?» –  mi dico – significa: “Lo voglio incontrare; non mi rassegno a vederlo morto. Lo voglio risorto!”.

E mi viene alla mente il primo uomo; e Dio che gli chiede: «Dove sei?» (Gn 3, 9). In Gesù, quella ricerca dell’uomo da parte di Dio, iniziata già all’alba della storia dell’umanità, giunge alla meta. Finalmente Adamo sarà ritrovato. E si potrà fare festa! Ora si potrà fare Pasqua! La Pasqua – mi dico – è frutto di quel pianto. Non è un pianto di sconfitta. È un pianto che nasce dall’amore!

«Togliete la pietra!»: dice poi Gesù. «Togliete la pietra» significa: permettete che io parli al «nostro amico»; aiutatemi a raggiungerlo con la mia Parola, togliete ostacoli e barriere e favorite il mio incontro con lui; datemi una mano perché io lo risusciti. E anche: se vi sembrerà un’operazione impossibile perché «già manda cattivo odore», fidatevi, non siate diffidenti; credete che io possa farlo; non dite: “non serve a nulla, è tempo perso, inutile farsi illusioni”. Io ho il potere di dare la Vita e di resuscitare i morti.

«E detto questo, gridò a gran voce:Lazzaro, vieni fuori!”».

Perché quel grido da parte di Gesù? Aveva detto: «Verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la mia voce e ne usciranno» (Gv 5, 28-29). Quel grido è dunque la voce stessa di Dio che chiama alla vita coloro che sono sprofondati nella morte. È la voce del Dio della vita «che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono» (Rm 4, 17), che «parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste» (Sal 32, 9) e “nessuno può resistere alla sua voce” (cfr. Gdt 16,14).

Ma quel grido – mi dico – non è forse annuncio e profezia di quell’altro grido, ancora più forte, che Gesù, secondo i vangeli di Matteo e Marco, emetterà dall’alto della croce? Là, sulla croce, come in un grido di parto, Gesù partorirà una nuova umanità; là, sulla croce, da un grido di sofferenza e insieme di amore, ingoiata la morte, Egli darà vita all’umanità dei risorti. Grida Gesù a Lazzaro: “vieni fuori!” e con quel grido sembra dirgli: “prendo io il tuo posto. Muoio per te. Entro io nella morte perché tu possa venirne fuori!”. Non fu per caso che «da quel giorno dunque decisero di ucciderlo». Sì, quel grido è un annuncio di morte e resurrezione. È annuncio di Pasqua. E Pasqua è mistero di amore. Di un «amore più grande» (Gv 15, 13), «fino alla fine» (Gv 13, 1).

Carissimi, Lazzaro sono io, sei tu, siamo tutti noi. Anche a noi, l’amico Gesù grida: “vieni fuori!”. Vieni fuori dalla tua tomba, dalle tue tenebre, dalle tue piccole sicurezze; vieni fuori dai tuoi pregiudizi, dai tuoi egoismi e dalle tue logiche di morte.

Dice papa Francesco: «Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male e di morte, con i nostri sbagli, con i nostri peccati. Lui non si rassegna a questo! Lui ci invita, quasi ci ordina, di uscire dalla tomba in cui i nostri peccati ci hanno sprofondato. Ci chiama insistentemente ad uscire dal buio della prigione in cui ci siamo rinchiusi, accontentandoci di una vita falsa, egoistica, mediocre. “Vieni fuori!”, ci dice, “Vieni fuori!”. E’ un bell’invito alla vera libertà, a lasciarci afferrare da queste parole di Gesù che oggi ripete a ciascuno di noi. Un invito a lasciarci liberare dalle “bende”, dalle bende dell’orgoglio. Perché l’orgoglio ci fa schiavi, schiavi di noi stessi, schiavi di tanti idoli, di tante cose». E aggiunge: «La nostra risurrezione incomincia da qui: quando decidiamo di obbedire a questo comando di Gesù» (Angelus – 6 aprile 2014).

Vieni fuori, allora, sorella e fratello che leggi! Vieni fuori dalle tue tenebre e lascia che Lui ti riporti alla Vita.

Ascolta la Parola. Ascolta. E credi! E prega!

Se vuoi, con le parole del santo vescovo Ambrogio, puoi farlo con me dicendo così:

«Signore, possa tu degnarti di venire a questa mia tomba, di lavarmi con le tue lacrime, poiché nei miei occhi inariditi non ne ho tante da poter lavare le mie colpe! Se piangerai per me, sarò salvo. Se sarò degno delle tue lacrime, tutti i miei peccati saranno cancellati. Chiama dunque a uscire da se stesso il tuo servo. Quantunque, stretto nei vincoli dei miei peccati, io abbia avvinti i piedi, legate le mani e sia ormai sepolto nei miei pensieri e nelle opere morte, alla tua chiamata uscirò libero e diventerò uno dei commensali nel tuo convito. E la tua casa si riempirà di prezioso profumo, se custodirai colui che ti sei degnato di redimere» (Sulla penitenza 2,71-73.78).

Cristo è risorto! Non solo Lui.

In Lui anche tu e tutti noi! Lo possiamo. Alleluia!

Santa Pasqua di resurrezione!

 

Il tuo vescovo

+Pietro

FacebookTwitterEmailCondividi

© 2014 - Diocesi di Ischia web@chiesaischia.it