“LA ACCOLSE CON SÉ”

Giovedì 7 settembre don Luciano Alimandi, dell’Opera di Gesù Sommo Sacerdote ha tenuto il Cattedrale la seconda catechesi in preparazione all’atto di consacrazione della Diocesi al Cuore Immacolato di Maria. Don Carlo Candido lo ha intervistato per noi.

Don Luciano, ci puoi spiegare il senso profondo di questa consacrazione?

“Bisogna partire dal famoso brano, in Gv. 19, 25-27,  in cui Gesù affida Giovanni alla Madre e la Madre a Giovanni. L’atto di consacrazione a Maria si lega proprio alla parola di Cristo, è una risposta: non ce la inventiamo noi la consacrazione, ma è un cammino che la Chiesa ha fatto nel corso dei secoli soprattutto approfondendo questo brano evangelico e il significato de “la accolse con sé”. Da quel momento Giovanni, il discepolo, la accolse con sé, l’accolse cioè nel suo intimo, nel suo cuore, tra le cose più care. E così la Chiesa, fin dagli inizi, ha accolto la Madonna e attraverso il cammino dei secoli ha sviluppato la consapevolezza che questa appartenenza a Maria potesse essere sigillata attraverso un atto di consacrazione, che a livello personale già tanti hanno sperimentato, come testimoniano i grandi santi. La Chiesa, come consapevolezza collettiva, ecclesiale, ha sempre più compreso che l’atto di consacrazione non è qualcosa di devozionale, ma è proprio una risposta a questa parola: “Ecco tua Madre!”. Il pontefice che in modo speciale ci ha guidato su questo cammino è San Giovanni Paolo II, formatosi sulle pagine del “Trattato della vera devozione ” di San Luigi Grignion de Montfort, il libro per eccellenza per approfondire questa verità. Detto in modo semplice, la consacrazione è appartenenza, appartenenza per sempre: quando due persone si consacrano nel matrimonio, è per sempre. Con l’atto di consacrazione vogliamo significare anche questo: io appartengo a te per sempre, e il dono che faccio di me stesso a te è per sempre. Questo lo possiamo fare, ripeto, proprio perché è Cristo che ce lo chiede: “Ecco tua Madre!”. La risposta della Chiesa non poteva mancare e non mancherà mai: anche papa Francesco ha rinnovato questo affidamento, così come fece papa Benedetto che a Fatima affidò e consacrò alla Madonna i sacerdoti nell’Anno Sacerdotale. Ma, come disse san Giovanni Paolo II non basta consacrare una diocesi, bisogna consacrare se stessi; e questo cammino, questa volontà del singolo, ma anche della comunità, di appartenere a Maria diventa come un canto di amore. In fondo è un atto che si ripete volentieri, ogni volta che si può, proprio perché esprime questo amore per Maria nostra Madre, questa accoglienza, che ha poi momenti solenni come quello che vivrete voi, come isola e come diocesi, il prossimo 13 ottobre”.

Che ripercussione spirituale e non solo potrà avere questa consacrazione dell’Isola, soprattutto dopo l’esperienza dolorosa del terremoto che l’ha colpita?

“Con quel “l’accolse nella sua casa”, nel suo cuore, anche la vita di Giovanni è cambiata. Io credo che gli effetti della consacrazione non tardino a manifestarsi a livello spirituale, perché è lì che ci giochiamo tutto; però questo ha ripercussioni anche nei rapporti interpersonali, perché il primo frutto che porta la Madonna, che non per niente viene invocata come Regina della Pace, è proprio la pace. E quindi se nel mio cuore c’è più pace, ci sarà più pace anche nei rapporti che io vivo, e questa pace, che è dono dello Spirito attraverso Maria, porterà più unità e riconciliazione: quante testimonianze abbiamo, soprattutto nei santuari mariani dove la presenza di Maria è speciale, di anime rappacificate, riconciliate nel momento in cui quasi toccano quel luogo. Non è un atto magico, è veramente un miracolo che si ripete: tante persone sperimentano una pace che li invade. Io credo che questo sia uno dei frutti di questa consacrazione”.

Sei molto legato al messaggio di Fatima. Secondo te, quel messaggio si è “esaurito” o ha ancora da dire molto all’umanità e alla Chiesa di oggi?

“A suo tempo papa Benedetto rispose che chi pensa che il messaggio di Fatima sia esaurito si sbaglia: è un dono che continua, come ogni autentico dono. Indubbiamente la consacrazione che la Madonna ha chiesto è stata compiuta da papa Giovanni Paolo II in forma collegiale, e i suoi successori l’hanno rinnovata, come papa Francesco in piazza S. Pietro. Però guardando a noi, al cammino personale, la devozione al Cuore Immacolato di Maria, quindi anche l’atto di consacrazione, non si potrà mai esaurire: in questo senso Fatima non si esaurisce”.

Nel “Trattato della vera devozione”, c’è un passaggio in cui il santo parla dell’“abitare di Maria in noi”: è Maria che prende pieno possesso, non è più tanto una devozione a Maria, cioè una Maria dirimpettaia, ma – dice -, quando preghiamo Maria, è Maria in noi che prega Gesù, quando cantiamo a Maria, è Maria che canta a Gesù.

“Già sant’Ambrogio parlava in questo senso, che l’anima di Maria, il suo Magnificat, vive in noi, l’anima di Maria giubila in noi. San Massimiliano Maria Kolbe ha scritto molto su questo. Più volte papa Francesco ha detto: soprattutto quando siamo in pericolo dobbiamo rifugiarci tutti sotto il manto di Maria, cioè permettere che la Madonna eserciti su di noi un influsso che sia come un vivere nella sua casa, uno stare con lei, che nel nostro cuore ci sia un clima spirituale che sia lei a formare. La Vergine Maria come Madre esercita su di noi questo influsso, ed è perché noi glielo chiediamo, perché invochiamo lo Spirito affinché questo avvenga, che possiamo anche parlare di una coabitazione con lei: questo “l’accolse nella sua casa” si verifica anche per noi, per la nostra vita spirituale. Una prospettiva molto bella, questa dimensione di convivenza con Maria”.

Un’ultima cosa: mi riferisco alle presunte apparizioni della Madonna a Zaro.  Il Vescovo ha istituito da subito una commissione per lo studio del fenomeno. Un tuo pensiero.

“Non ho elementi per esprimere un parere, ma è saggia la decisione del vescovo d’istituire una commissione per studiare questi eventi. A me viene da dire che è molto importante che, a prescindere dall’autenticità o meno di certi eventi, si preghi, ci si apra alla grazia di Dio e ci si converta sempre più a questo desiderio di santità. Dio può usare tante vie, quindi… a Lui sceglierle”!

Foto di Giovan Giuseppe Lubrano

FacebookTwitterEmailCondividi

© 2014 - Diocesi di Ischia web@chiesaischia.it