FAMIGLIE CRISTIANE SOLIDE E SOLIDALI: sintesi del laboratorio delle famiglie al convegno

Laboratorio Mondo Famiglia

Uno dei laboratori più seguiti è stato “Mondo Famiglia”, diretto da Marco Giordano, Coordinatore Regionale Solidarietà Familiare e Segretario Tavolo Nazionale Affido.

I moderatori sono stati Anna e Salvatore Califano.

Il tema del primo giorno di laboratori è stato “Famiglie Cristiane SOLIDE e SOLIDALI, percorsi parrocchiali di comunione tra famiglie”. Il Dott. Giordano si è prima presentato con una bellissima foto della sua famiglia con cinque figli, di cui uno in affido. Dopo quest’approccio fortemente emotivo che ci fa subito entrare nel tema “famiglia”, si va al cuore del problema di oggi: la crisi intra-familiare con un “inverno demografico” dovuto al calo delle nascite. Statisticamente parlando i figli voluti dagli italiani sarebbero 2,18 mentre il numero dei figli effettivamente avuti sono 1,4. Questo “gap” fra desiderio e realtà è dovuto alle incertezze economiche ma anche alla mancanza di solidarietà.

Diminuiscono ovviamente anche i matrimoni: nel 1970 erano 7,3 mentre nel 2009 erano solo 3,8 e tendono a diminuire sempre più. La crisi della famiglia è soprattutto una crisi di solitudine derivata da una crisi delle relazioni interpersonali. La Cei parla di “analfabetismo relazionale”. Ciò che manca di più è la relazione fisica fra gli individui e la mancanza, in alcuni casi, di qualsiasi approccio tra le persone, la paura di affrontare e di chiedere. Giordano chiede ai partecipanti: “Qual è la principale capacità/ caratteristica di una famiglia solida e solidale oggi?” Verrebbe da rispondere: fare del bene, dare qualcosa in beneficenza…ecc. In realtà è: la capacità di rispondere ai propri bisogni in modo comunitario, la capacità di favorire una “rete di reciprocità”, la capacità di favorire “una rete di amicizia”. Ma come si fa a promuovere questa rete? Attraverso la parrocchia, il quartiere, il condominio. Secondo Giordano, bisogna aver chiaro cosa intendiamo per comunione tra famiglie: non assistenza ma relazione, non tempo libero ma stile di vita, non dicotomia tra benefattore e beneficiario. Bisogna anche conoscere i bisogni delle famiglie, le loro difficoltà e conoscere le risorse del territorio.

I pilastri del cammino comunitario sono: responsabilizzazione, riflessione, condivisione, liturgia. Se manca anche solo uno di questi pilastri, tutto crolla.

La relazione si è conclusa con questa “missione”, quella di cominciare a costruire una rete di famiglie amiche.

Per concludere sono state raccontate alcune esperienze come quella di Angela e Vincenzo Caruso che per più di una volta hanno provato l’esperienza dell’affido temporaneo con tante difficoltà, felicemente superate da tutta la famiglia. I coniugi hanno accolto bambini di una casa famiglia di Napoli e poi un bambino di Ischia.

Nel secondo giorno di laboratorio Marco Giordano inizia con un video sui bambini down, dedicato alle mamme che aspettano un bambino down e che si sentono “tremendamente” sole. Il video, molto commovente, spiega che anche i bambini down possono vivere felici. Il video vuole essere un deterrente per l’“aborto volontario” di un bambino presumibilmente down che è un vero errore/orrore. La relazione ha come titolo: “Ripartire mettendoci in down. Percorsi parrocchiali di ri-tessitura di Legami Comunicati”. Tutti dovremmo apprendere dal video e farci “down” nei confronti del mondo e a fidarci del mondo esterno. Ti rendi conto di quanto sei poco fiducioso nei confronti del mondo quando tuo figlio esce da solo per la prima volta. Bisogna ripartire mettendoci in down. Il problema è che la fiducia è un rischio che non tutti sono disposti ad affrontare. E’ stato fatto un questionario ai volontari caritas ed è stato notato che a volte si “da’ economicamente” senza approfondire i rapporti. Li assisti senza dare loro dignità e fiducia, finché non li inviti a casa tua, a stare con te, con i tuoi amici, la tua famiglia. Le famiglie povere e disagiate hanno degrado e disagio per generazioni proprio perché nessuno li “accetta”, nessuno li invita a casa. Non e’ detto che i disagiati non possano aiutare gli altri, ci deve essere uno scambio. Tutti possono dare qualcosa, anche i disagiati. Se non trovi nulla da prendere da un disagiato il problema potrebbe essere il tuo. “Cristiano” e “antipatico” non vanno bene insieme, bisogna uscire da “se” e incontrare la gente per essere vere famiglie solidali, occorre aiutare e farsi aiutare, dare e ricevere.

A cura di Francesca Annunziata

 

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