S. Giovan Giuseppe della Croce

Come un fiore che apra il suo calice ai raggi di un sole benefico, così venne alla luce Giovan Giuseppe della Croce, il 15 agosto 1654, nella isola d’Ischia, dal nobile Giuseppe e da donna Laura Gargiulo. La SS.ma Vergine volle prescegliersi questa felice creatura e ne segnò la nascita con il sorriso di una sua festa: l’Assunzione. Nello stesso giorno il bambino fu battezzato nella Cattedrale sul Castello ed ebbe i nomi di Carlo Gaetano.

La prima comunione segnò un aumento di favore in Carlo Gaetano che da quell’ora si consacrò meglio di prima ad un assiduo culto verso il SS. Sacramento e ad una tenera devozione per la Santa Vergine che onorava con preghiere, digiuni e con la fedele innocenza del suo cuore verginale.

Andava alla scuola al convento degli Agostiniani posto fra i vigneti di fronte al suo bel mare e si dilungava per qualche opera di carità; ogni giorno, oltre che alla Messa, si recava dal migliore dei suoi amici, da Gesù, che, dal Tabernacolo, diventava anche il suo migliore Maestro.

Intanto Gesù lo chiamava a più eroici distacchi e l’ideale del chiostro si faceva sempre più vivo. Avrebbe voluto, all’età di 15 anni, lasciare subito la casa per volare in un convento. Ma non sapeva in quale ordine entrare. Iniziò così una novena allo Spirito Santo per avere lumi nella scelta. Aveva appena finito di pregare quando il Signore gli fece conoscere la sua volontà. Due frati francescani, di Santa Lucia al Monte di Napoli, andati ad Ischia per questuare, bussarono anche alla sua casa. La povertà del loro abito, i piedi scalzi, il loro portamento, quell’aria mistica che spirava dalla loro conversazione lo attrassero. Si informò della loro vita, della Regola e, ammirato da tanta perfezione, decise di entrare nel loro istituto.

Così alla fine di agosto del 1669 l’aspirante alla vita serafica si recò a Napoli per esporre la sua vocazione. Salutati i suoi familiari un ultima volta, ritornò a Napoli dove il Maestro dei novizi lo accolse sulla soglia del convento in cui già si esercitavano, in rigorosa disciplina, altri giovanetti e Carlo Gaetano entrò nel noviziato con lo stesso volo della colomba che si rifugia nel forame della pietra.

Più tardi egli esprimerà questo distacco dal mondo con una lettera ai parenti, che è un canto di amore celeste: Vi lascio a Dio. Non mi scrivete più. Mondo addio! Ischia addio! Madre, fratelli, amici, addio! Voglio solo godere del mio Crocifisso Gesù e della sua Santissima Madre Maria mia protettrice e Madre. Iddio vi benedica e consoli tutti. Amen.

Cambiò il nome in quello di Giovan Giuseppe della Croce e fece il noviziato sotto la guida ascetica di padre Giuseppe Robles.

Nel gennaio 1671 fu inviato insieme ad altri 11 frati, di cui egli era il più giovane, presso il santuario di S. Maria Occorrevole a Piedimonte d’Alife, dove grazie alla sua fattiva opera fu costruito un convento, divenne sacerdote il 18 settembre 1677.

Durante la sua permanenza a Piedimonte, fece costruire in una zona più nascosta del bosco un altro piccolo conventino detto “la solitudine”, ancora oggi meta di pellegrinaggi, per poter pregare più in ritiro; per parecchi anni guidò contemporaneamente il noviziato a Napoli come maestro, e il convento a Piedimonte come padre guardiano, adoperandosi tra l’altro in forma molto attiva per la costruzione del convento del Granatello in Portici (Napoli).

Agli inizi del 1700 il Movimento Francescano subì una tempesta organizzativa dovuta ai forti dissensi sorti fra gli alcantarini provenienti in gran parte dalla Spagna e fra quelli italiani, che provocò, con l’approvazione pontificia, la separazione dei due gruppi per le loro nazionalità; gli spagnoli ottennero il convento di S. Lucia al Monte e del Granatello.
Padre Giovan Giuseppe, nominato capo e guida del gruppo italiano, dovette barcamenarsi in tutte le difficoltà che venivano poste dai potenti confratelli spagnoli, richiamò i circa 200 frati ad un rispetto più conforme alla Regola, riordinò gli studi.

Scaduto il suo mandato, ebbe dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Francesco Pignatelli, l’incarico di dirigere settanta fra monasteri e ritiri napoletani, uguale incarico l’ebbe anche dal cardinale Innico Caracciolo per la diocesi di Aversa.

Essendo qualificato direttore di coscienze, a lui si rivolsero celebri ecclesiastici, nobili illustri, persino s. Alfonso Maria de’ Liguori e s. Francesco de Geronimo; il Signore gli donò vari carismi, come la bilocazione, la profezia, la lettura dei cuori, la levitazione, apparizioni della Madonna e di Gesù Bambino, i miracoli come quello della resurrezione del marchesino Gennaro Spada, fu visto passare per le strade di Napoli sollevato di un palmo da terra in completa estasi.

Il 22 giugno 1722 con decreto pontificio i due rami alcantarini, furono riuniti di nuovo e quindi anche il convento di S. Lucia al Monte ritornò ai frati italiani ed è lì che Giovan Giuseppe della Croce, dopo averci vissuto per altri dodici anni, morì il 5 marzo 1734; la sua tomba posta nel convento è stata centro di grande devozione dei napoletani che lo elessero loro compatrono nel 1790.

Beatificato da papa Pio VI il 24 maggio 1789, fu poi elevato agli onori degli altari come santo da papa Gregorio XVI il 26 maggio 1839, insieme ad altri quattro santi: Francesco de Geronimo, Alfonso Maria de’ Liguori, Pacifico di S. Severino e Veronica Giuliani.

Il 1° marzo 1963 la Sacra Congregazione dei Riti lo proclamava Principale Celeste Patrono presso Dio di tutta la Diocesi Isclana insieme con Santa Restituta Vergine e Martire.

L’isola d’Ischia, che da sempre l’ha venerato e amato come suo carissimo e grande figlio, ha fatto richiesta affinché le spoglie del santo ritornassero fra la sua originaria gente. Resta scolpito nel cuore di ciascuno quel giorno memorabile del 30 settembre 2003, quando una folla immensa ed emozionata, accoglieva, ai piedi del Castello Aragonese, le spoglie del Santo Alcantarino Isclano ritornato per sempre tra i suoi e oggi gelosamente custodite dai Frati Minori nella Chiesa del Convento di S. Antonio di Padova, al Ponte.

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