DIOCESI DI POZZUOLI E DI ISCHIA
VIA CRUCIS DEI GIOVANI
l’Amore ci spinge
ISCHIA PONTE
11 aprile 2025
SALUTO
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
Il Dio della Speranza che riempie i nostri cuori di gioia e pace nella fede, per la potenza del suo Spirito di Amore, sia con tutti voi.
E con il tuo spirito.
INTRODUZIONE
Dal Vangelo secondo Luca (22, 39-40)
Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava.
Vescovo:
Cari giovani,
ci ritroviamo a Ischia Ponte, nel convento dei Frati Minori, per iniziare insieme la Via Crucis dei giovani di Pozzuoli e di Ischia.
Accanto a noi ci sono degli ulivi. Vogliamo lasciarci riportare a quell’ultima notte della vita di Gesù, entrare nei suoi sentimenti, che sono i sentimenti di ogni uomo. Davanti all’indifferenza verso chi soffre, desideriamo questa sera restare accanto a Lui, per essere vicini a tutta l’umanità segnata dal dolore e dal fallimento.
Scegliamo di essere uomini e donne capaci di donare la vita senza chiedere nulla in cambio. Scegliamo di uscire da relazioni tossiche che spesso sembrano soluzioni alla solitudine, a quel bisogno di contatto reale che rischia di perdersi in un mondo sempre più virtuale.
La Via Crucis ci è offerta come un cammino di autenticità: il Signore si dona perché ogni giovane possa generare bene. Perché davanti a ogni prova possiamo sentire che Lui è accanto a noi e che a Lui possiamo affidarci.
Nell’Orto degli Ulivi Gesù chiede ai suoi amici di restare svegli e pregare con Lui. Vogliamo accogliere questo invito e metterci sulla via della croce, che è ponte verso la gioia vera, quella che non finisce.
Canto: Parla al mio cuore
Guardo te, Signore, guardi me
Tu da sempre mi conosci
Nel profondo mi guarisci
Vivo del tuo amore, vivi in me
Voce eterna che mi chiama
Presenza che perdona
I STAZIONE
Gesù è condannato
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Matteo (27, 22-26)
Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
MEDITAZIONE
C’è un momento nella vita in cui non possiamo più restare neutrali. Un momento in cui la realtà ci guarda negli occhi e ci chiede: da che parte stai? È la stessa domanda che Pilato rivolge alla folla: «Che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Non è solo una pagina di Vangelo, è una domanda che ci riguarda personalmente.
Pilato sa che Gesù è innocente, eppure sceglie di non scegliere davvero. Si lava le mani. Fa scorrere l’acqua come per lavare via la responsabilità.
Quante volte anche noi facciamo lo stesso? Quante situazioni ci passano accanto e noi fingiamo di non vedere? Quante volte restiamo spettatori quando potremmo essere presenza?
Quando un amico sta entrando in qualcosa che lo sta distruggendo. Quando un’amica vive una relazione che la spegne, che la isola, che la ferisce. Quando qualcuno attorno a noi chiede aiuto con il silenzio, con uno sguardo abbassato, con un cambiamento improvviso.
È più semplice dirsi: “Non è affar mio”. È più comodo convincersi di non essere all’altezza. È più facile indossare la maschera dell’indifferenza non solo verso gli altri, ma anche verso di noi.
Perché ci sono momenti in cui condanniamo Gesù dentro il nostro cuore, quando scegliamo il compromesso al posto della verità, quando abbassiamo l’asticella dei nostri sogni, quando ci accontentiamo di una versione mediocre di noi stessi. Non ci sentiamo protagonisti della nostra vita a scuola, all’università, nello sport, nel lavoro. Come se non valesse la pena rischiare per qualcosa di grande. Eppure dentro di noi c’è una nostalgia di infinito. C’è il desiderio di qualcosa che non sia “abbastanza”, ma sia “tutto”.
Ogni volta che scegliamo di spegnere questo desiderio, è come gridare anche noi: «Sia crocifisso!». Ogni volta che diciamo “va bene così”, mentre sappiamo che potremmo fare di più, che potremmo amare di più, che potremmo credere di più, stiamo lasciando che Gesù venga consegnato.
Ma la verità è che esistono persone che solo tu puoi raggiungere. Ferite che solo tu puoi accarezzare. Situazioni che solo tu puoi trasformare.
Io e te abbiamo una responsabilità: il bene che possiamo generare.
Non possiamo lavarci le mani della nostra vocazione. Non possiamo lavarci le mani dei nostri sogni. Non possiamo lavarci le mani della sofferenza che ci è affidata.
Oggi Gesù è ancora davanti a noi. E la domanda è la stessa: Che farai di Lui?
PREGHIERA
Signore, rendici capaci di non scendere a compromessi con la nostra vita, di aspirare alla pienezza, di difendere l’amore che accoglie tutti. Aiutaci a sentirci partecipi della nostra società per “sporcarci le mani” e non per lavarcele, per non correre il rischio di voltarci dall’altra parte di fronte alle ingiustizie o per paura dell’altro diverso da me. Insegnaci ad essere custodi e generatori di bene, opponendoci a circuiti di corruzione e di odio, affinché portiamo la luce del Tuo Vangelo che rivoluziona e ci dona il coraggio di scelte credibili.
Guida: Prima di metterci in cammino vogliamo compiere un gesto. Sulla croce che ci accompagna apporremo di volta in volta il tema della stazione. Per la prima è indifferenza. È una parola che ferisce il mondo, di chi passa accanto e non si ferma o di chi si accontenta senza alzare lo sguardo. Mentre iniziamo il cammino, portiamo dentro una domanda:
Quando ho sperimentato l’indifferenza?
Canto: Apri i miei occhi Signore
Apri i miei occhi, Signore
Aprimi gli occhi del cuor
Voglio vederti, voglio vederti
Apri i miei occhi, Signore
Aprimi gli occhi del cuor
Voglio vederti, voglio vederti
Vederti splendere, Signor
Nella luce della tua gloria
Ricolmi del tuo amor
Cantiamo, “Santo, Santo, Santo”
II STAZIONE
Gesù è caricato della croce
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Marco (15, 15)
Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
MEDITAZIONE
Pilato vuole “dare soddisfazione alla folla”. Non vuole problemi. Non vuole perdere consenso. Preferisce mantenere l’equilibrio del potere piuttosto che custodire la verità. Così Gesù viene consegnato, non perché colpevole, ma perché scomodo. Tutti sanno che è innocente, eppure si sceglie Barabba, si libera un colpevole e si condanna un giusto.
Perché? Perché un amore così libero mette paura. Perché un uomo che non usa violenza ma risponde con il dono di sé destabilizza.Perché un amore gratuito smaschera le nostre mezze misure.
Abbiamo paura di un amore che non chiede nulla in cambio, perché noi siamo abituati a misurare tutto. Do se ricevo. Resto se mi conviene. Amo se mi sento amato. Gesù invece ama per primo, senza garanzie, fino in fondo, e questo ci mette in crisi.
Molte volte anche noi, pur sapendo cosa è giusto, scegliamo ciò che è più facile. Rimaniamo in relazioni che ci tolgono ossigeno, perché abbiamo paura di restare soli. Accettiamo compromessi, perché temiamo il giudizio. Restiamo incastrati in dinamiche che ci fanno male, perché cambiare richiede coraggio.
Ma l’amore non è possesso, non è controllo, non è dipendenza.
L’amore non è qualcuno che riempie il mio vuoto. L’amore è qualcuno con cui condividere la pienezza. L’amore è libertà, è servizio. È capacità di perdere per far crescere l’altro. Quando Gesù prende la croce sulle spalle, non sta solo subendo una condanna: sta rivelando il volto dell’Amore. Un Amore che non fugge davanti al peso. Un Amore che non scappa quando costa. Un Amore che non si ritira quando viene rifiutato.
Noi spesso temiamo la croce, temiamo ciò che pesa, temiamo le scelte definitive, temiamo l’amore quando diventa responsabilità. Ma solo l’Amore vero libera. Solo l’Amore autentico fa respirare.
Se lasciamo che Gesù ci insegni ad amare, i nostri passi diventeranno più leggeri anche sotto il peso delle nostre croci. Perché non saremo più soli. Perché non ameremo per bisogno, ma per dono. E allora la croce non sarà più il segno di una sconfitta, ma il luogo dove impariamo ad amare davvero. Coraggio, non avere paura di un amore grande! Non avere paura di un amore esigente. Non avere paura di un amore che ti chiede tutto, perché è l’unico che può riempirti davvero.
PREGHIERA
Signore Gesù, insegnami a riconoscere ciò che lega da ciò che libera. Donami il coraggio di lasciare relazioni che tolgono respiro e di scegliere quelle che fanno crescere. Liberami dall’amore che è possesso e paura, guidami verso l’amore che è dono e libertà.
Canto: Canzone d’amore
Tu, mio Signore, vero Dio, sei disceso dal cielo quaggiù
Hai guarito, liberato, mi hai donato la tua eredità
Adesso ascoltami, Signore mio, Gesù
Voglio innalzare a te
Questa è la mia canzone d’amore
Che sale dal profondo del cuore
Ti adoro, ti lodo, ti amo Signore
III STAZIONE
Gesù è aiutato dal Cireneo
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Luca (23, 26-27)
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
MEDITAZIONE
Com’è bello condividere la nostra vita con qualcuno. Com’è bello sapere che esiste un nome che possiamo chiamare quando tutto pesa troppo, qualcuno su cui contare davvero.
Nel tratto più duro del cammino, Gesù non rimane solo: Simone di Cirene viene costretto a portare la sua croce. Forse non lo aveva scelto, forse aveva altri programmi, forse voleva solo tornare a casa. Eppure, da quel momento, non cammina più per sé stesso, ma accanto a Gesù.
Anche noi conosciamo la solitudine. Ci sentiamo soli quando pensiamo di non essere abbastanza, quando ci confrontiamo con gli altri e ci sembra di essere diversi, quando nascondiamo le nostre ferite dietro un sorriso. Abbiamo paura di mostrarci fragili, paura di essere rifiutati, paura che nessuno possa davvero capirci.
Eppure Dio continua a metterci accanto dei “Cirenei”: amici, fratelli, persone che restano quando sarebbe più facile andare via. Persone che non tolgono la croce, ma la rendono più leggera con la loro presenza. Persone che, con il loro sguardo, riescono a vedere la bellezza che Dio ha posto in noi, quella bellezza che da soli facciamo fatica a riconoscere.
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.”
Oggi riconosciamo chi è rimasto. Chi ha ascoltato il nostro silenzio. Chi ha creduto in noi quando noi non ci riuscivamo più. Chi ci ha ricordato chi siamo davvero, quando noi lo avevamo dimenticato.
Ma oggi siamo anche chiamati a scegliere: scegliere di essere noi quel Simone. Restare accanto a chi soffre, anche quando non sappiamo cosa dire. Non scappare davanti alla fragilità dell’altro. Amare senza cercare qualcosa in cambio.
E quando ci sentiamo soli, ricordaci, Signore, che Tu non smetti di camminare con noi. Apri i nostri occhi per riconoscere chi ci hai posto accanto. Donaci il coraggio di lasciarci aiutare e la forza di aiutare.
Perché nessuna croce è troppo pesante quando è condivisa nell’amore.
PREGHIERA
Signore Gesù, Tu conosci la solitudine che abita il cuore di ciascuno di noi. Quando mi sento solo, ricordami che l’amicizia è il Tuo modo concreto di restarmi accanto. Donami amici veri con cui condividere il peso e rendimi capace di esserlo per qualcuno. Fa’ che nell’amore sincero nessuno di noi cammini più da solo.
Guida: Qui trovi un piccolo post-it. Prenditi un momento e scrivi il nome del tuo Cireneo: la persona che ti è stata accanto in un momento difficile, chi ti ha sostenuto quando il cammino era più pesante.
Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha avuto qualcuno che lo ha aiutato a portare la croce. Tra poco attaccheremo questo post-it alla croce della terza stazione. Sarà il nostro modo per dire grazie e per affidare quella persona alla preghiera.
Canto: Alla porta del mio cuore
Alla porta del mio cuore
Non ti stanchi di bussare
Com’è dolce la tua voce
Attendi solo il mio sì
Per entrare nella mia vita
Apro il mio cuore al tuo amore
Entrerai e cenerai con me
Tra le tue braccia non ho timore
Fai splendere il tuo volto su di me
Fai splendere il tuo volto su di me
IV STAZIONE
Gesù è crocifisso
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 18-24)
Lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.
E i soldati fecero così.
MEDITAZIONE
La croce è uno strumento di tortura. Fredda, dura, crudele. Eppure diventa il luogo del più grande atto d’amore.
Le braccia di Gesù si allargano fino ad abbracciare il mondo intero. I suoi piedi sono inchiodati alla terra, alla nostra umanità fragile.Il suo corpo è sospeso tra cielo e terra: ponte tra Dio e l’uomo. Agli occhi del mondo, questa è la fine. Non ci sono miracoli. Non c’è un esercito che lo salva. Non c’è una folla che lo difende. C’è solo silenzio. C’è solo scherno. C’è solo un uomo nudo, umiliato, deriso. Il fallimento perfetto.
Quante volte anche noi abbiamo paura di fallire? Paura di non essere abbastanza. Paura di non raggiungere gli obiettivi. Paura di deludere chi crede in noi. Viviamo in un mondo che misura tutto: voti, risultati, follower, successi. E quando non siamo all’altezza di queste misure, ci sentiamo sbagliati. Ma sulla croce accade il paradosso. Proprio dove l’uomo vede sconfitta, Dio opera salvezza.Proprio dove sembra esserci solo perdita, nasce la vita. Proprio dove tutto sembra finito, inizia qualcosa di eterno. Gesù salva quando sembra sconfitto. Riabilita quando è considerato finito. Consola quando è nella desolazione più profonda.
Il fallito diventa maestro. L’umiliato diventa Re. La croce ci insegna che il nostro valore non dipende dai nostri risultati. Non dipende dai successi. Non dipende dall’approvazione degli altri.
Tu vali perché sei amato fino alla fine. Se il Cristo è venuto per dare la vita in abbondanza, allora anche nei nostri fallimenti possiamo incontrarlo. Lì dove ci sentiamo poveri. Lì dove ci sentiamo inadeguati. Lì dove pensiamo di aver perso tutto. La croce non è la glorificazione del dolore. È la rivelazione di un amore che non si ritira nemmeno davanti al rifiuto. Tu vali il sangue di Cristo.
Ripetilo nel tuo cuore: io valgo il sangue di Cristo.
PREGHIERA
Signore Gesù, quando mi sento fallito e non all’altezza del mondo o delle aspettative degli altri, ricordami che il mio valore non dipende dai risultati ma dal Tuo amore. Sulla croce mi hai mostrato che anche la sconfitta può diventare salvezza. Insegnami a non misurarmi con gli occhi del mondo, ma con il Tuo sguardo di misericordia. Fa’ che nei miei fallimenti io possa ripetere con fiducia: valgo il Tuo amore fino alla fine.
Guida: Ora riprendiamo il cammino. Attraverseremo il ponte che collega l’isola al Castello: un luogo sospeso tra due sponde. Lasciamo che questo ponte diventi per noi un segno: la croce è il ponte tra Dio e l’uomo, ponte tra il cielo e la terra, ponte tra la nostra fragilità e l’amore infinito di Dio.
Mentre attraversiamo questo spazio, riceveremo una Sua Parola per la nostra vita e lasciamoci raggiungere da una verità semplice e grande: Dio ti ama, personalmente, così come sei.
Canto: Gesù ricordati di me
Tu sei veramente il figlio di Dio
Venuto a salvarmi
Tu sei veramente l’agnello di Dio
Ogni perdono nella tua croce
V STAZIONE
Gesù muore
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Marco (15, 34.36-37)
Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lema sabactàni!, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Un soldato corse ad inzuppare di aceto una spugna e postala su di una canna gli diede da bere. Gesù dando un forte grido, spirò.
Tutti ci inginocchiamo.
MEDITAZIONE
Andrea era appena tornato da scuola, stanco si gettò sul letto e cominciò a scrollare sullo smartphone. Tutti gli stati e le storie dei suoi amici, amici… se così si può dire, gli parlavano di amore, felicità, serate pazze, momenti di gioia, atti goliardici… tutto sembrava così perfetto, così bello. Il suo volto impallidiva davanti alla fredda luce di quello schermo. Erano circa le tre del pomeriggio! Andrea iniziò a sentire freddo, a sentirsi solo, l’unica cosa che gli faceva compagnia era il vuoto che si portava dentro. Nessuna notifica riusciva a scaldarlo. Ad un tratto Andrea trovò il coraggio di digitare: “Basta, non ce la faccio più. Mi sento troppo solo!” e premette invio. Dopo alcuni istanti di silenzio qualcuno mise un “like” e si susseguirono una serie di emoji di abbracci, di baci e molti cuoricini, ma Andrea era ancora da solo in quel letto, faceva ancora freddo. Il suo grido era simile a quello di Gesù: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Gesù al freddo della croce, Andrea al freddo dei social. Andrea in quell’affetto, che stava ricevendo dallo schermo, percepì che gli mancava qualcosa. Mancava il profumo della sua amica, il calore di un abbraccio, il respiro di chi ti si siede vicino senza proferire parola, gli sguardi degli amici, il bacio della mamma, la carezza del papà. Si rese conto che tutte quelle reazioni al suo post avevano, come per Gesù, il sapore di una spugna inzuppata d’aceto. Servivano solo per anestetizzare il dolore, la solitudine, quel vuoto…
Andrea guardò al crocifisso e riconobbe nel dolore di Cristo la sua sofferenza. Si alzò, spense il cellulare, uscì sul balcone e sentì l’aria fresca che gli accarezzava il viso, quel tramonto che lo riscaldava e si sentì vivo. Capì che per non “spirare” nel vuoto dei social, doveva vivere la bellezza del reale. Rientrò in casa si guardò allo specchio e per la prima volta si vide bello, importante. Corse in cucina a dare un bacio alla mamma e fece una carezza a suo padre. Il giorno dopo andò a scuola e incontrando la sua amica sentì quel profumo, la salutò con un forte abbraccio e si sentì vivo. In classe guardò per la prima volta i suoi amici negli occhi e comprese che bastava uno sguardo per intendersi. Andrea per la prima volta non sentì più freddo!
Gesù gridando forte ci fa capire che la felicità spesso passa dalla croce e non viene dai follower o dal successo, ma dalle relazioni autentiche. Oggi Gesù grida forte e dice a te: non aspettare che sia la felicità a venire da te, cercala e troverai la tua gioia nel cercarla. Non aspettare che siano gli altri a fare il primo passo, il primo abbraccio, il primo bacio; sii tu creatore e iniziatore di bellezza e di amore. Non aspettare che sia il tuo smartphone a dirti quanto vali, sei già prezioso così come sei. Non lasciare che le tue mani si raffreddino per scrivere messaggi, usale per amare!
Oggi Gesù grida forte: “Vivi a pieno questa vita, non perdere altro tempo. Vivi come se fosse il primo, unico e ultimo giorno”.
PREGHIERA
Signore Gesù,
anche noi, come Andrea, spesso cerchiamo conforto
nelle risposte veloci di uno schermo,
ma ci ritroviamo con il sapore amaro della spugna d’aceto.
Insegnaci che la vera gioia non è nei follower,
ma nel coraggio di alzarsi, uscire e incontrare l’altro.
Riscalda il nostro freddo con il Tuo amore,
perché possiamo diventare, per chi ci sta accanto,
il calore di un abbraccio che salva.
Guida: Varcando la porta del Castello riceveremo un chiodo: teniamolo tra le mani e proviamo a chiamarlo per nome. Che cosa ti sta inchiodando? Quale paura ti blocca? Quale ferita ti tiene fermo e non ti lascia fare il primo passo?
Salendo verso l’antica Cattedrale entriamo in un piccolo deserto: prenditi un momento di silenzio per riconoscere ciò che ti fa male, per non fuggire da quello che abita il tuo cuore.
Canto: Mi perdo nel tuo amore
Tu sei la mia pace, tu sei la vera gioia
Tu sei il Signor
Tu sei la mia speranza, tu sei la mia salvezza
Tu sei il Signor
Ed io mi perdo nel tuo amor
Guardando la tua santità
Un canto nuovo nasce
E l’uomo vecchio muore
Risplendo della Grazia tua
Mi perdo nel tuo amore
VI STAZIONE
Gesù è deposto nel sepolcro
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Giovanni (19, 38-42)
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
MEDITAZIONE
Tutto sembra finito. Il rumore della folla si spegne. I chiodi non servono più. La croce resta immobile. C’è solo silenzio. Il silenzio dopo una delusione, dopo una perdita. Il silenzio quando qualcosa che amavamo finisce. Maria accoglie tra le braccia il Figlio. Il suo grembo, che lo aveva custodito bambino, ora lo sostiene senza vita. Lo stringe, lo bacia. Trasforma il dolore in custodia, non grida, non accusa, ama. Giuseppe d’Arimatea, il discepolo nascosto, esce allo scoperto. Non si nasconde più. Chiede il corpo. Si espone. Proprio quando tutto sembra perduto, trova il coraggio che prima non aveva.
Quante volte anche noi viviamo una fede nascosta? Una fede che non osa esporsi. Una fede che resta silenziosa per paura del giudizio. Ma nei momenti decisivi non possiamo restare neutrali. Siamo chiamati a uscire allo scoperto. A prenderci cura. A custodire.
Giuseppe d’Arimatea chiede il corpo di Gesù, lo avvolge in teli, lo depone nel sepolcro. In questo gesto accade qualcosa di profondamente umano: qualcuno si prende cura di qualcun altro nel momento della massima fragilità. Gesù, il Figlio di Dio, si affida alle mani degli uomini. Questo è forse uno degli aspetti più disarmanti del Vangelo: Dio sceglie di affidarsi.
Non trattiene tutto nelle sue mani. Non controlla tutto. Non si difende. Si consegna. E questo ci provoca profondamente.
Perché affidarsi non è facile. Affidarsi significa esporsi. Significa accettare di non avere tutto sotto controllo. Significa riconoscere che da soli non bastiamo a noi stessi. Noi invece siamo abituati a difenderci, a nascondere le nostre fragilità. Facciamo fatica a fidarci per davvero, dei nostri genitori, dei nostri educatori, dei sacerdoti, di un amico più avanti nel cammino. Facciamo fatica a raccontare ciò che ci abita dentro e costruiamo muri.
Il nostro cuore diventa come quella pietra posta sul sepolcro che chiude tutto e sembra una fine. Eppure proprio lì, nel silenzio più profondo, Dio sta preparando la vita nuova.
La croce non è più solo strumento di morte. È diventata ponte. È diventata firma di un amore irreversibile. Ci sono momenti nella vita in cui non vediamo luce. Momenti in cui sembra che tutto sia fermo. Momenti in cui possiamo solo attendere. Ma il silenzio di Dio non è assenza. È gestazione. Il terzo giorno sta arrivando.
E mentre noi attendiamo, Dio ci sussurra: “Fidati. Io mi fido di te.” Anche nelle tue fragilità. Anche nelle tue cadute. Anche nei tuoi silenzi. Perché l’ultima parola non è la morte. È la vita.
PREGHIERA
Accetta Signore anche i nostri cuori induriti come pietra da cui venirci a liberare. Vieni a trovarci nelle nostre morti, nei nostri dolori e nelle nostre fragilità. Aiutaci a lasciarci guidare e accompagnare da chi ci è accanto. Fa’ che impariamo ad abitare i silenzi della vita e a non temere le attese, sapendo che ogni notte è già abitata dalla promessa dell’alba.
Guida: Salendo fin qui abbiamo tenuto tra le mani questo chiodo. Abbiamo provato a riconoscerlo, a dargli un nome.
In questa stazione abbiamo contemplato Gesù deposto dalla croce. Ora anche noi vogliamo compiere un gesto: vogliamo lasciare andare quel chiodo che non ci appartiene, tra poco lo consegneremo, gettandolo nei cesti vicino alla croce.
Non è solo semplicemente un gesto simbolico, è un atto di fede. Con questo gesto diciamo a Dio: ci fidiamo di Te, ti affidiamo ciò che ci pesa, ti consegniamo ciò che ci ferisce. E crediamo che il nostro dolore, nelle tue mani, può diventare cammino di vita.
Canto: Mi fido di te
Grido di giorno, di notte non trovo riposo,
Salvami o Dio, con tutto me stesso
salvami t’invoco.
Non ho più forza, mi trovo già in acque profonde, tu sei l’unica roccia, sostienimi con la tua grazia.
Mi fido di te, anche quando il dubbio mi assale,
le tempeste scatenano il mare,
ma tu sei con me, so che non sono mai solo e mi fido di te.
anche quando non vedo il domani
e la vita sconvolge i miei piani,
ma tu sei con me, regni da sempre e per sempre,
mi fido di te.
CONCLUSIONE
Riflessione del Vescovo
Preghiera del Padre nostro e Benedizione.





