ARCHIVIO STORICO

Direttore: Prof. Diac. Agostino di Lustro
Addetta: Dott.ssa Ernesta Mazzella

BIBLIOTECA DIOCESANA

Collaboratrice: Dott.ssa Lucia Annicelli

PROGETTO CULTURALE

Referente: Dott.ssa Serenaorsola Pilato

UFFICIO BENI CULTURALI – MUSEO DIOCESANO

Direttore: Sac. Emanuel Monte

Collaboratrici: Dott.ssa Maria Lauro –
Dott.ssa Ernesta Mazzella – Dott.ssa Mariangela Catuogno

 


ARCHIVIO STORICO DIOCESANO

L’Archivio ha sede nel palazzo del Seminario in Ischia, via Seminario – n°26

80070 – Ischia (Na )

Direttore: Prof. Diac. Agostino Di Lustro

Collaboratrice: Dott.ssa Ernesta Mazzella

E-mail: archiviostoricodiocesi.ischia@gmail.com

L’apertura al pubblico è prevista nei seguenti giorni:

Lunedì, Mercoledì, Venerdì

ore 10.00 – 13.00

L’Archivio osserverà delle chiusure annuali fisse: dal 24 dicembre al 06 gennaio compresi, Pasqua, il 05 marzo, il 17 maggio. Eventuali variazioni di chiusura-apertura dell’archivio verranno pubblicate sul sito o nella bacheca dell’archivio.

Cenni storici

Drammatiche vicende hanno segnato la vita dell’Archivio Storico Diocesano di Ischia nel corso della sua storia quasi millenaria. La Diocesi fondata sicuramente tra il XI e XII secolo. Il primo vescovo di cui si ha notizia è Pietro, che sottoscrive gli atti del terzo Concilio Lateranense nel 1179 con Sergio, metropolita di Napoli, e gli altri vescovi suffraganei.

L’eruzione di Fiaiano del 1300-1303 provocò la distruzione delle testimonianze documentarie dei primi secoli di storia della chiesa “Insulana”, come allora si diceva, perché la lava distrusse la cattedrale con il palazzo vescovile e la curia che si trovavano in un villaggio ubicato nella zona dell’attuale Arso o Pineta. Allora fu necessario ricostruire la cattedrale con il palazzo del vescovo sul Castello e al tempo stesso il vescovo dovette ricostruire le consuetudini e il patrimonio materiale della chiesa Insulana. Il secondo evento drammatico che interessò l’archivio fu un incendio che si sviluppò durante la peste del 1656 che produsse la perdita di parecchi documenti. In ultimo la distruzione totale avvenne per l’incuria degli uomini, l’inevitabilità degli eventi storici tra la fine del secolo XVIII e il periodo napoleonico. L’archivio infatti era stato trasferito alla fine del secolo XVIII dal castello alla Villa Vescovile della contrada Cilento e da qui nel palazzo del Seminario. Questo nel 1806 fu requisito e trasformato in caserma di soldati francesi che distrussero le carte dell’archivio.

Il vescovo Giuseppe d’Amante, che giunse ad Ischia nel 1818, dopo che la diocesi era stata vacante per diciannove anni, trovò l’archivio completamente dissestato e rovinato con pochissime carte superstiti. Si studiò una nuova opera di ricostruzione del patrimonio documentario che però portò a risultati non molto esaltanti, anche perché non fu costituito un vero e proprio archivio. Solo in tempi recenti, nel 1995 con decreto del vescovo Antonio Pagano, è stato finalmente fondato un vero e proprio Archivio Storico Diocesano, con un affidato archivista responsabile nella persona del Canonico Mons. Camillo D’Ambra, che ha curato pazientemente l’assemblaggio dei documenti conservati in luoghi diversi e un primo ordinamento. Oggi è in atto il lavoro di inventariazione e informatizzazione del patrimonio documentario ancora esistente. L’Archivio è ospitato negli ambienti più elevati del palazzo del Seminario d’Ischia in tre sale.

Dell’antica consistenza documentaria dell’Archivio non abbiamo alcuna notizia perché, nel corso dei secoli nessuno ha mai provveduto a redigere un inventario delle carte. Esiste solo una specie di inventario di documenti che riguardano i Benefici ecclesiastici esistenti in diocesi.

Estremamente limitati sono i fondi che riguardano le visite pastorali dei vescovi e tutta la documentazione del tribunale ecclesiastico. La mancanza di documenti si avverte particolarmente fino al periodo napoleonico ed è notevole per quanto riguarda il materiale pergamenaceo, quello delle visite pastorali e di altri aspetti della vita della diocesi. Oggi le pergamene originali ancora esistenti sono circa 180 dal secolo XV ai nostri giorni; ma è in atto per quanto possibile, una ricostruzione di tutto il materiale pergamenaceo e cartaceo prodotto dalla diocesi nel corso dei secoli fino ai nostri giorni.

     Nell’Archivio Diocesano si conservano i seguenti fondi: 

  • Acta Apostolicae Sedis (AAS)
  • Anagrafe parrocchiale
  • Benefici sine cura
  • Bollari e protocolli
  • Capitolo della Cattedrale
  • Capitolo Collegiale
  • Cattedrale
  • Cause dei Santi
  • Chiese non più aperte al culto o scomparse
  • Clero
  • Confraternite
  • Corrispondenza
  • Mensa vescovile
  • Parrocchie
  • Pergamene
  • Platee
  • Pontificia Opera d’Assistenza
  • Processetti matrimoniali
  • Rettorie
  • Seminario
  • Sinodi
  • Terremoto (1881-1883)
  • Transunti vari
  • Tribunale ecclesiastico
  • Vescovi
  • Visite pastorali
  • Fototeca

Modalità di accesso

Il permesso di consultazione, autorizzato dal Direttore o da archivista delegato, ha validità fino al 31 dicembre dell’anno in corso.

Il ricercatore ha l’obbligo di apporre la propria firma sul registro giornaliero delle presenze.

Con l’ammissione all’Archivio il ricercatore assume l’obbligo di far pervenire all’Archivio Diocesano una copia della tesi di laurea e/o due copie delle sue pubblicazioni (articoli, cataloghi, volumi, ecc.) nelle quali sia citato materiale documentario dell’Archivio.

Norme di consultazione

Tutti i dati del ricercatore e i documenti da lui consultati sono registrati su una scheda personale. Qui l’utente apporrà la propria firma per ricevuta e scarico di ciascun pezzo da lui richiesto e visionato.

Lo studioso può prendere in visione una sola busta per volta ed è tenuto scrupolosamente a non modificare l’ordine delle carte. Terminato di esaminare una busta può richiederne un’altra.

Chi volesse prendere appunti per iscritto faccia uso esclusivamente di matite. E’ vietato l’uso di penne e pennarelli di qualsiasi genere. Chi utilizzi computer portatili abbia l’accortezza di tenere i documenti a debita distanza.

I documenti devono essere trattati con il massimo riguardo ed è quindi vietato fare su di essi annotazioni o appoggiarvi fogli e schede di lavoro. Lo studioso è pregato di avvertire gli archivisti, qualora constatasse nei documenti consultati un precario stato di conservazione o altri problemi.

Il personale può dare solamente qualche aiuto allo studioso e non compiere la ricerca su commissione. Sarà sua cura indirizzarlo e illustrargli gli strumenti di corredo a sua disposizione.

Non possono essere asportati, per nessun motivo, documenti dall’archivio.

L’archivio è dotato di una piccola biblioteca. I libri di essa non possono essere dati in prestito ma solo in consultazione.

L’inosservanza delle predette norme comporta l’esclusione da future consultazioni.

Riproduzione di documenti

La riproduzione dei documenti è consentita solo con gli strumenti messi a disposizione dall’Archivio e viene effettuata dal personale dell’Archivio. Attualmente sono disponibili: fotocopie (solo per stampati e pubblicazioni e in osservanza delle vigenti disposizioni di legge in materia), fotografie digitali e riproduzioni tramite scanner. Le riproduzioni digitali verranno consegnate su supporto CD-Rom.

Il richiedente compilerà apposita domanda precisando se la riproduzione è necessaria per motivi di studio o di pubblicazione. Le riproduzioni realizzate a scopo di studio non possono essere utilizzate successivamente per pubblicazioni o altro scopo divulgativo se non previa ulteriore richiesta al Direttore dell’Archivio.

Non è consentita la riproduzione di intere buste, fascicoli, registri.

Le riproduzioni potranno essere ritirate sette giorni dopo la richiesta o secondo quanto concordato con il personale. Nel caso di pubblicazione di un documento a mezzo stampa o su supporto elettronico e/o multimediale a scopo editoriale o di esposizione per mostre, il richiedente dovrà ottenere preventiva autorizzazione dall’Archivio, che agirà in tal senso su delega dell’Ufficio Beni Culturali della Curia diocesana.

Nella pubblicazione è fatto obbligo di dare adeguata informazione sulla proprietà delle immagini e sull’indicazione esatta della segnatura. Archivio Diocesano di Ischia deve essere abbreviato con la sigla ADI.

Per casi particolari, qui non contemplati, è possibile presentare motivata richiesta.

PUBBLICAZIONI

Di Lustro A., L’Archivio vescovile d’Ischia attraverso i secoli, in “Archivio Storico per le Province Napoletane”, Società Napoletana di Storia Patria, Napoli 1976, pp. 293-310.

Di Lustro A. – Mazzella E., I pastori della Chiesa di Ischia, in “I Quaderni dell’Archivio Storico Diocesano di Ischia”, Gutenberg Edizioni, 2014.